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Accettare la diversità. Per far crescere la società.
Omosessuale, povero, extracomunitario, analfabeta, disabile.
Sono solo vocaboli che null’altro attengono se non ad una condizione dell’uomo. Queste parole, però, vengono comunemente utilizzate nelle loro accezioni dispregiative per indicare ciò che è diverso.
Sì perché la diversità stanca, infastidisce, spesso spaventa. E, per questo, va offesa, va ghettizzata in qualche stereotipo, per tenerla lontana, per evitare che attecchisca, come fosse un odore nauseabondo o un morbo contagioso.
Questa è la regola, nella società che non sa cosa sia il dialogo.
Da Capri, dalla seconda edizione del Festival della Diversità, riparte il viaggio di chi crede che arte e piccoli momenti di riflessione possano contribuire a rifuggire da ogni luogo comune ed a far comprendere che, attraverso la conoscenza e la condivisione di idee, ogni diversità può essere una forza, e non un limite, della società.
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